La dura legge del gol a nord del 38° parallelo

È domenica, da buoni italiani ci svegliamo e pensiamo al pallone: dopo gli anticipi ci si fionda nella giornata di campionato. Ebbene, stamani vi vogliamo dare l’opportunità di fare un viaggio attraverso la storia e la contemporaneità, la tradizione e la novità, la leggenda e il futuro. Stamani parliamo del calcio di Pyongyang.

La Corea del Nord non ha avuto grandi successi internazionali ma certamente ha fatto parlare di sé in più di una occasione: una di queste è certamente il Mondiale del 1966, quando la compagine nordcoreana riuscì a passare un girone di ferro grazie alla celeberrima vittoria contro la nazionale italiana firmata dal gol del dentista Pak Doo Ik (che poi dentista non era, ma si sa, le leggende tendono a romanzare storie già incredibili di loro) e stoppata ai quarti da un Portogallo guidato dal talento di Eusebio (dopo essere andati avanti per 3-0).

Poi dei nordcoreani si perde traccia, fino alla esperienza ai Mondiali in Sudafrica del 2010 quando, dopo una sconfitta onorevole contro il Brasile, per la Nazionale in rosso arrivano due pesanti ko contro Portogallo e Costa d’Avorio. Ma in Occidente, purtroppo, fanno più notizia le bufale riguardanti presunte gogne in pubblica piazza o invio ai campi di rieducazione di giocatori e ct.

Eppure, nonostante gli 0 punti conquistati nel 2010 e la mancata qualificazione ai due successivi Mondiali, qualcosa di buono c’è.

Nel 2013 viene fondata la Pyongyang International Football School, un istituto per permettere la crescita di potenziali fenomeni calcistici nordcoreani, sia in patria che mediante trasferimenti all’estero: qui parte la storia di due atleti, uno molto conosciuto e l’altro meno noto. Parliamo di Han Kwang-Song e Choe Song Hyok.

Entrambi i giocatori militano nel Perugia e non c’è da stupirsene visto che proprio nel capoluogo umbro hanno iniziato la loro esperienza italiana. Choe è stato anche al centro di un caso diplomatico, visto che si riteneva che il suo stipendio fosse un finanziamento occulto per Pyongyang, tanto da “costringere” la Fiorentina a scaricarlo: dopo un infortunio ha ottenuto la prima convocazione proprio questo fine settimana e vorrà certamente scalare le gerarchie negli schemi della squadra. Di Han (anche lui vittima delle stesse interrogazioni parlamentari e polemiche politiche) si dice un gran bene, dal suo esordio in serie A con la maglia del Cagliari (condito anche da una rete) fino all’inizio super con la maglia del Grifone, dove a suon di gol e buone prestazioni ha guadagnato la fiducia del mister e i cori dei tifosi.

La Corea del Nord quindi sta crescendo ed è tra le migliori nazionali asiatiche, ma ancora non in grado di confrontarsi con le migliori del lotto come Arabia Saudita, Giappone e Iran. Le vere soddisfazioni arrivano dal movimento femminile.

Il calcio femminile è molto seguito e frequentato in Corea del Nord e la disciplina tattica permette alla nazionale di ottenere ottimi risultati, soprattutto a livello giovanile. È notizia freschissima la vittoria della Coppa d’Asia Under16, in torneo dominato dalla prima all’ultima partita e conclusosi con la miglior finale possibile: una vittoria senza storia contro le cugine del Sud.

Non ci resta che seguire ancora le vicende di Han, Choe e delle nazionali, in attesa di nuove imprese. E magari, chissà, del gol di un vero dentista.

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